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Biblioteca Padre Antonio Fania del Convento di San Matteo sul Gargano   Antico stemma francescano

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Viaggiatori a Foggia

IOBI, Iridescenze, Torino, G. Tarizzo Editore, 1880

“Eccoti il gran Tavoliere di Puglia... – Animo, cercami il confine di questa pianura immensa, che vien giù declinando soavemente dalle falde lontane degli Appennini sino al mare Adriatico... – Lassù, quella specie di massa incerta, che si spinge alle nubi, è il gruppo del Monte Gargano, isolato, che va a stendersi in forma di sprone fin dentro al mare. – Del resto l’intera pianura è nuda, uniforme, senz’alberi, con vasti casali sparsi a grandi intervalli, come nani bianchi dispersi, che tentino di ragiungersi.

Siamo a Foggia.

Non descrivo l’entrata dalla stazione.- Sarebbe una variante delle altre scenette, pochissimo dilettevole… - All’invasione dei mendicanti, aggiungi un altro accessorio nuovo, degno di nota: le carrozzelle cittadine. – Proprio, le carrozzelle cittadine sono quel che si direbbe una rarità della specie – anzi, una rarità degna di nota. – Il forestiero, prima di salirvi, recita l’atto di contrizione, posto nella invidiabile alternativa di farsi inseguire lungo la via dalla solita turba scapigliata, o di arrischiare l’osso del collo, confidando la propria esistenza alla valentia dell’auriga.

veduta di Foggia dalla Villa, 1838-litografia da Poliorama pittoresco
Veduta di Foggia dalla Villa, 1838-litografia da Poliorama pittoresco

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L’auriga è quasi sempre un omaccione sudicio, dalla barba setolosa, dal vestito a brandelli, che vi assalta con una specie di ferocia affettuosa, ed a cui balena vivacemente nello sguardo tutto l’ardore che manca al suo magro e stentato ronzino…

Del resto, Foggia rideva in quel momento sotto una profusione di calore primaverile. Un ultimo giorno dell’anno, adorabilmente civettuolo, aveva radunati i suoi vezzi, per non morire come un fallito sotto il grave mantello di nebbia.

Ho veduta Foggia, precisamente nell’autunno del 1869. Me n’era rimasta come una reminiscenza confusa di città angusta - dalle vie tetre - dalle case screpolate - dalla stazione di legno…  - Avrei giurato, che al primo rientrarvi aspirerei una gran tanfata di conserva di pomodori… - perché infatti, a quel tempo, l’invasione della conserva mi aveva colpito… - Ce n’era in ogni luogo – accanto agli usci delle case e delle botteghe – sui piazzali – sui marciapiedi… - Incontrar la parola “Foggia” sulla carta geografica – udirla ripetere – pensar alla conserva, era per me una sola operazione. ...

Quale disinganno... e quali mutazioni radicali opera il tempo ... Una stazione di legno?... – Non dire una bestemmia. ... – Ti sta dinanzi un edificio comodo, elegante, che guarda la città con la sua facciata bianca, e le sorride col suo bel sorriso di ogni giorno...

Le strade? – comode, spaziose, pulite... – Decisamente la Foggia di quest’oggi è una Foggia ben diversa da quella di dieci anni fa... E neppure l’ombra di quella famosa conserva ... – Una bellezza di cielo turchino, con delle piccole screziature sfumanti in un roseo dorato, abbraccia la città – la luce allegra del pomeriggio si specchia sul selciato delle vie – indora le facciate delle case e dei palazzi – si mescola a tutto quel tripudio che accompagna l’agonia dell’anno morente... – Le botteghe, i negozi hanno anch’essi il loro aspetto di festa – le vetrine dei pasticceri sfoggiano l’abbondanza dei loro dolci appetitosi... – Ci sei venuto senza interesse, come si va ad incontrare una persona comune, della quale siamo certi di rammendar perfettamente la fisionomia – e ti trovi corbellato da una quantità infinita di piccole sorprese ... – Di una cosa sola, bisogna notarlo, sei costretto a lamentare la conservazione... – I mendicanti vanno e vengono – ti si affollano intorno ostinati – forzandoti a gettare uno sguardo almeno sulle loro membra deformi o mutilate...”.

 

 

 

Miracolo a Lucera

 

Don Francesco di Lucia

Relazione istorica della traslazione del sacro corpo di S. Filomena vergine, e martire da Roma a Mugnano del Cardinale. Tomo II Che contiene nuovi, ed ammirabili Avvenimenti accaduti dopo la 3a e 4a Edizione. Napoli, Dai torchi di Saverio Giordano, 1833.

Pag.  “Incominciamo dai libri di essa Santa della terza edizione. Sta detto innanzi, che i libri della seconda edizione furono più volte moltiplicati con mirabili circostanze, mai però pensai, o sperai, che si sarebbe replicato il gran portento nelli libri della terza stampa. Intanto l’anno 1829 dovei partire per Ariano, e poi calare in Lucera in Puglia, e portai meco 40 libri cercatimi con quantità di figure della stessa S. M., e restai in mia casa non più, che  altri 140.

martirio di Santa Filomena, acquaforte

Martirio di Santa Filomena, acquaforte

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Ritrovai in Ariano celebrato il suo nome, e tante furono le richieste di figure, e di libri suoi, che terminarono in momenti, e fui obbligato a farmi spedire altri 50, e questi arrivati, anche terminarono; ne feci venire altri 60 con altre figure per portarli a Lucera, e in questa cospicua città ebbero la stessa sorte di esito veloce, che in Ariano, e fui necessitato a farmi spedire altri 50, e terminarono anche questi; ne cercai altri 46, e furono gli ultimi spediti, giacché  dopo l’arrivo di questi, avevo scritto subito essere il mio ritorno in Patria. In questa ultima spedizione furono contati i libri, che restarono in mia casa, e non erano più di 40. Arrivato io in Patria all’istante dell’ingresso nella mia stanza consegnai al vetturino in una baligia 53 libri, in un’altra 33 per mandarli in Lucera, ove per mio regolamento furono numerati i libri, che restavano, e furono ritrovati 80, essendovi l’istesse persone, cioè Santella Vitale, Raffaele Serio Monacella, Bartolomeo suo Padre, ed altre, le quali avevano maneggiati i libri in mia assenza, che durò per due mesi, e giorni, e il principale era un Sacerdote Confessore di nome D. Angelo Bianco, cui io scriveva per questi affari, al quale era noto il numero di 40 restato dopo l’ultima spedizione fattami per Lucera, come mi aveva scritto per mio regolamento necessario. Ed ecco, che abbiamo in questa sola circostanza il raro portento della moltiplicazione di 232 libri.”

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